Denominazione storica: l’Amastuola

MASSERIA A CORTE CHIUSA - XVII secolo

Archivio n.: 19

La Amastuola è una splendida masseria a corte chiusa immersa nel Parco Regionale “Terra delle Gravine”. È circondata da 70 ettari di terreno coltivati per la maggior parte a vigneto, costellata da splendidi ulivi secolari e dai caratteristici muretti a secco. La storia agricola e la vocazione vinicola della zona di Amastuola risale all’epoca Magno-greca, come testimoniano numerose indagini archeologiche. I Greci sono arrivati via mare, risalendo sino alle sorgenti del fiume Tara, zona paludosa di acque sorgive tutt’ora balneabili, e proseguendo poi per il pianoro dell’attuale Amastuola dove si insediarono convivendo pacificamente con gli Japigi, abitanti del luogo.

Il primo documento in cui compare la masseria è un inventarium dei beni di Giovanni Antonio Orsini, principe di Taranto, redatto nella prima metà del 1400, in cui è segnata tra i beni dell’Abbazia italo-greca di San Vito del Pizzo di Taranto. Un’ importante opera di ristrutturazione, avvenuta nel pieno rispetto della struttura e dei materiali originali, ha ridato splendore alla masseria che è attualmente proprietà del gruppo KIKAU della famiglia Montanaro di Massafra. Nel suggestivo Wine Resort, immerso in un vigneto giardino, si possono degustare i vini biologici prodotti ad Amastuola e accompagnati da autentici sapori di Puglia.

Del prof. Giorgio Sonnante
(dal Bibliomag della Biblioteca Civica Carlo Natale di Crispiano)

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Beni:
La chiesa, all’interno della corte risalente alla seconda metà del Seicento, è dedicata alla Visitazione di Maria a santa Elisabetta. Sul portale d’ingresso si conserva lo stemma lapideo dei d’Afflitto.

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Preistoria ed età antica:
Gli Iapigi, già stabiliti in un sito non molto lontano, attorno al 680 a.C. fondarono sulla collina un villaggio in cui convissero con i Greci di Taras (fondata attorno al 708 a.C.). È questo il principale esito degli scavi archeologici condotti tra il 2003 e il 2011 dall’Università di Amsterdam sotto la direzione degli archeologi Gert Jean Burgers e Jean Paul Crielaard.

Poco a sud un’estesa necropoli testimonia la vitalità del villaggio, che andò distrutto attorno al 475 a.C., probabilmente nel corso della guerra tra Taranto e i Messapi. Con la conquista romana il territorio fu suddiviso e occupato da fattorie e villae. Un segno della centuriazione si conserva nel nome della limitrofa Masseria Accetta.

Era Medievale e moderna:
L’area era demanio ecclesiastico, ossia sottoposta al controllo dell’arcivescovo di Taranto, che lo diede in suffeudo a diversi enti ecclesiastici, finché dalla fine del Quattrocento fu assegnato al monastero tarantino di Santa Maria della Giustizia. Alla fine del Seicento la masseria fu concessa in enfiteusi alla famiglia d’Afflitto di Taranto.

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Fatti degni di nota:
Dagli inizi del Duemila gli attuali proprietari hanno condotto il restauro degli edifici nel rispetto della struttura originaria, divenuta wine hotel per l’accoglienza di turisti, ricevimenti e convegni.
I terreni sono stati rimessi a coltura secondo il disegno del paesaggista Fernando Caruncho, che ha progettato l’impianto delle viti nel rispetto della storia del sito e della tradizionale vocazione del luogo. Il vigneto-giardino ha ricevuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo quale buon esempio di tutela del paesaggio agricolo.

Riconoscimenti:
La Masseria produce e commercializza diversi vini biologici premiati, tra cui spiccano il “Cento Sassi” (Primitivo), il “Lamarossa” (Primitivo), l’”Onda del Tempo” (blend di Primitivo, Aglianico,
Merlot e Cabernet Sauvignon), l’”Aglianico”, il “Vignatorta” (Syrah e Primitivo), il “Capocanale” (Merlot), l’”Ondarosa” (Aglianico), il “Bialento” (Fiano e Malvasia) e il “Calaprice” (Sauvignon Blanc, Chardonnay
e Fiano). Questi vini hanno ricevuto riconoscimenti da varie guide e concorsi, tra cui il Gambero Rosso, Gilbert & Gaillard, Berliner Wine Trophy, Organic Wine Award, IWSC, Challenge Millesime Bio e Wine Spectator.

In particolare, il “Bialento” ha vinto i Tre Bicchieri Gambero Rosso 2025. Il “Cento Sassi” ha ottenuto una medaglia d’oro al Concours Mondial de Bruxelles e un Diploma “The WineHunter Award”.
La Lamarossa 2017 è stata inclusa tra “i vini da non perdere” nella Guida Vinibuoni d’Italia”. Inoltre, i vini Amastuola hanno ricevuto diversi attestati di eccellenza dalla Guida Vini Bio e sono stati menzionati nella Guida Vitae di Bibenda con “quattro viti”. La Masseria Amastuola si dedica alla produzione di vini biologici, valorizzando il terroir locale e sperimentando nuove tecniche di vinificazione. L’azienda produce anche olio extravergine d’oliva.

La Masseria e il sito di L’ amastuola - Cosimo Mottolese
L’Amastuola o La mastuola - di Enzo lippolis
L’amastuola tra continuità e cesure Da Hisperia - Studi sulla grecità di occidente 4-2022 - francesco de stefano
La necropoli arcaica de L’Amastuola - Di Jitte Waagen
Greek colonist and indigenous populations at L'Amastuola- JP. Crielaard, G.J. Burgers

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