Denominazione storica: Belmonte

MASSERIA A BLOCCO ISOLATO - XIX secolo

Archivio n.: 59

Localizzata a sud del territorio di Crispiano e circondata da macchia mediterranea, Belmonte è una masseria risalente alla seconda metà del XVIII secolo, a blocco isolato con alcune costruzioni aggiunte successivamente.  Il suo nome deriva probabilmente dalla sua posizione panoramica che offre una splendida vista del golfo e della città di Taranto e arriva fino al territorio brindisino e leccese.
Scavi archeologici condotti fra il 1912 e il 1913 hanno portato alla scoperta di una necropoli di origine greca e di molti vasi e tazze in ceramiche a figure rosse, visibili attualmente nel museo MArTa di Taranto.

La sua storia è legata al fenomeno del brigantaggio: era infatti la roccaforte di Cosimo Mazzeo, detto Pizzichicchio, un ex soldato dell’esercito borbonico che operava nelle zone di Taranto, Statte e Crispiano. Il 16 giugno 1863, nel corso della Battaglia di Belmonte, la banda fu attaccata e sgominata dai Carabinieri e dai Regi Cavalleggeri di Saluzzo. Pizzicchicchio riuscì a fuggire con un ristretto gruppo di fedelissimi.  Fu catturato pochi mesi dopo e condannato alla fucilazione dopo il processo. Attualmente la masseria Belmonte è in stato di abbandono.

Del prof. Giorgio Sonnante
(dal Bibliomag della Biblioteca Civica Carlo Natale di Crispiano)

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Beni:
La chiesa, all’interno della corte risalente alla seconda metà del Seicento, è dedicata alla Visitazione di Maria a santa Elisabetta. Sul portale d’ingresso si conserva lo stemma lapideo dei d’Afflitto.

approfondimento

Origine del Nome:
Il nome è attestato almeno dal Settecento e forse è dovuto alla posizione preminente: da qui la vista, superando la città di Taranto, abbraccia il litorale occidentale (fino al capo di San Vito) e quello orientale (fino all’Appennino calabro-lucano).

Preistoria ed età antica:
Vasi e tazze in ceramica a figure rosse, ma anche uno specchio di bronzo e anelli, pure bronzei o d’argento, furono acquistati a più riprese nel 1912 dal Museo Nazionale di Taranto. Provenivano da sepolture individuate su Monte San Pietro in contrada Belmonte. Gli scavi, condotti nel 1912-1913 da Goffredo Bendinelli e Giovanni Villani, portarono alla luce una necropoli datata al IV secolo a.C., a conferma che anche questo comprensorio fu interessato dall’insediamento sparso ma capillare, tipico della chora greca di Taras prima della conquista romana.

Era Medievale e moderna:
Ricadente nel feudo dell’abbazia tarantina di Santa Maria del Galeso, la masseria divenne di proprietà dei Martucci di Martina a partire dal 1774. All’ultimo quarto del Settecento risale l’edificazione di gran parte degli edifici, che dalla metà dell’Ottocento si avvantaggiarono della felice posizione sulla nuova strada Taranto-Martina, oggi statale 172. Intensa fu l’opera di trasformazione agraria da terreno macchioso a seminativo. L’azienda fu acquisita nel 1867 dal sacerdote crispianese Giuseppe Greco, canonico di Martina.
Presso la masseria si era combattuta poco prima, ossia il 16 giugno 1863, la Battaglia di Belmonte, l’evento più significativo tra quelli del brigantaggio post-unitario in territorio di Crispiano: reparti di cavalleria, dei Carabinieri e della Guardia Nazionale riuscirono a sgominare la banda del brigante Cosimo Mazzeo detto Pizzichicchio. Rimasero uccisi diciassette briganti, mentre altri undici, tratti in arresto, furono giustiziati a Taranto il mattino successivo. Pizzichicchio riuscì a fuggire e fu catturato soltanto il 4 gennaio 1864 nella masseria Ruggeruddo. A seguito di un processo, venne fucilato a Potenza il successivo 28 novembre.

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Fatti degni di nota:

-16 giugno 1863: Reparti di cavalleria, dei Carabinieri e della Guardia Nazionale sgominano e
disperdono la banda di Pizzichicchio presso masseria Belmonte (l’evento è noto come Battaglia
di Belmonte).

-Il 13 ottobre 1788 il proprietario Teodoro Martucci chiese alla curia arcivescovile di Taranto
il permesso di edificare una chiesa, forse mai innalzata. È degli inizi del Novecento la notizia
dell’esistenza di un oratorio privato, oggi non identificabile.

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