Torre Rossa / Monti del Duca

a Corte chiusa - XV Secolo

Archivio n.: 80

La masseria Del Duca, segnata sulle carte antiche come Torre Rossa, si trova a ridosso delle Murge sud-orientali in una zona ricca di boschi e macchia mediterranea. Risalente al XV secolo e appartenuta ai Duchi di Martina Franca De Sangro-Caracciolo, è una masseria a corte chiusa, attrezzata per la difesa.

Dall’unico ingresso ad arco si accede alla corte su cui si affacciano la Domus, la Torre di vedetta e la splendida Cappella dedicata alla Madonna della Madia, costruita nel 1790.

Innumerevoli sono le attività svolte nella Masseria del Duca, tra cui l’allevamento avicolo con 40.000 capi con annesso centro imballaggio uova, l’allevamento di 250 vacche frisone italiane con annesso caseificio aziendale, la coltivazione dell’uliveto di 200 ettari in agricoltura biologica con 40.000 ulivi secolari e frantoio aziendale con centro imbottigliamento e confezionamento, 11 ettari di vigneto da vino e la masseria didattica con oltre 7.000 visite annue.

La Masseria del Duca è stata la prima e per ora unica azienda agricola in Puglia a dotarsi di un impianto di biogas grazie al quale, attraverso una naturale fermentazione anaerobica dei propri sottoprodotti di lavorazione, produce energia elettrica che copre il fabbisogno aziendale e che viene ceduta alla rete a beneficio di numerose famiglie. L’intera produzione aziendale è dunque senza alcun impatto ambientale, con zero scarti e zero emissioni in atmosfera. Un contributo concreto ed importante per una produzione di qualità in armonia con la natura.

Del prof. Giorgio Sonnante
(dal Bibliomag della Biblioteca Civica Carlo Natale di Crispiano)

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La cappella, ultimata nel 1790, presenta un altare in stile rococò con ricchi decori e medaglioni. Quello centrale ritrae Santa Barbara.

approfondimento

Origine del nome:

Per il rapido passaggio di quota da 200 a oltre 400 metri, il secondo balzo murgiano è denominato Li Monti. Il nome originario di masseria dei Monti del Duca deriva dalla sua posizione e dal fatto di essere stata costituita dai duchi di Martina.

Preistoria ed età antica:

Le provinciali 48, 71 e 72 ricalcano la strada preistorica che da Brindisi portava a Matera verso Salerno e Roma. Nella grotta di Papa Ciro, sul monte che ricorda il famoso brigante preunitario, sono stati ritrovati reperti di varia epoca.
Durante la dominazione romana il territorio era incluso nella Silva Tarentina. Tra I e II secolo d.C. gli ovicaprini erano condotti al pascolo da pastori, schiavi della matrona Calvia Crispinilla, del giurista Gaio Cassio Longino e poi degli imperatori.

Età medievale e moderna:

Divennero feudi della mensa arcivescovile di Taranto sia l’area a cavallo dei Monti (Silva Tarentina), sia la Foresta di Grottaglie. I due boschi erano separati dalla Strada regia, che dall’Unità d’Italia in poi è detto Tratturello martinese.
Alla fine del Quattrocento c’era una torre di vedetta, forse eretta per sorvegliare la carrozzabile sottostante e l’altra laterale da Grottaglie a Martina. Dalla torre lo sguardo si allarga fino al mar Ionio.
Nelle aree demaniali si praticava l’allevamento di pecore, capre e maiali. Il progressivo disboscamento condusse alla coltivazione di cereali, legumi e olivi.
Nel Cinque/Seicento furono scavati i trappeti (frantoi ipogei): quello di Masseria del Duca esiste almeno dal 1599.
Dal 1604 Carlo Caracciolo e suo figlio Giovanni Battista, duchi di Martina, acquisirono partite limitrofe e costituirono un latifondo. Attorno alla torre furono edificati i corpi della masseria.
Tra Sette e Ottocento, nella fase più fredda della Piccola Era Glaciale (1550-1850), i Caracciolo attivarono la Bufaloria del Duca. Le bufale erano condotte a bere e a pascere presso il Lago di Lupoli o nella proprietà ducale di San Basilio di Mottola.

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Fatti degni di nota.

Dal 2012 la masseria vanta il primo impianto pugliese per la trasformazione dei biogas agricoli in energia elettrica. L’azienda ha raggiunto alti standard nell’allevamento avicolo (a terra ed in batteria) di galline ovaiole con una produzione di circa 60.000 uova al giorno e nella produzione di latticini (tra cui il Don Carlo) e olio extravergine di oliva.

Notizie Catastali:

Alla fine del Quattrocento è attestata la località “Torre –  Rossa”; notizie su alcuni terreni sono nel Catasto di Grottaglie del 1561; il duca di Martina acquista in più tempi diversi appezzamenti e costituisce la masseria entro il 1624

 

Brigantaggio:

Venne ispezionata dal generale Church durante la battuta per la cattura della banda del brigante Annichiarico.

CAPPELLA DI SANTA COMASIA
Di Angelo Carmelo Bello dal libro “Crispiano: Triglio e dintorni”
A partire dal XVI secolo la famiglia Caracciolo tenne il Ducato di Martina che fra i suoi beni annoverava anche diverse proprietà fuori dal feudo: tra queste la Masseria Monti del Duca, nella località nota come Foresta della Mensa Arcivescovile di Taranto.. La costruzione della Cappella risale, assieme ad altri interventi edilizi, alla seconda metà del settecento.
Un matroneo opposto all’altare maggiore collegava la palazzina ducale alla Cappella consentendo così alla Famiglia di assistere alle funzioni senza scendere in chiesa. Nel 1790, in forza di un accordo tra Carlo III di Borbone e la Santa Sede venne privata del diritto d’asilo.
Tutta la decorazione pittorica conservata nell’edificio viene convenzionalmente attribuita a Pietro Mauro (o De Mauro: XVIII secolo) L’impianto architettonico si rifà al rococò martinese; interessante il campanile desinente ‘a cipolla’; la campana attuale venne benedetta nel 1907. In passato la Cappella era officiata quotidianamente e la cappellania era tenuta dai cappuccini di Grottaglie. Agli inizi del secolo invece la messa festiva veniva assicurata da sacerdoti secolari grottagliesi ma solo durante il periodo della raccolta delle olive.

A.D. 1790

La chiesa riporta sull’architrave d’ingresso la scritta “A.D. 1790 Qui non si gode Asilo” e si riferisce al fatto che essa venne privata del diritto d’asilo per un accordo voluto tra Carlo III di Borbone e la Santa Sede.  Per questo motivo non poteva dare protezione e impunità a coloro che volevano sfuggire all’arresto e alla prigione.

 

Papa Giru e la Masseria del Duca: tra cronaca e leggenda

La storia della Masseria del Duca, situata nel territorio di Crispiano ai piedi dei Monti del Duca, si intreccia con la figura del brigante noto come Papa Giru. La Masseria del Duca, con le sue grotte, i boschi e le vie di fuga naturali, costituì per lungo tempo un rifugio strategico per Papa Giru e la sua banda. Le cronache locali ricordano come l’edificio fosse un punto di riferimento per la vita quotidiana del brigante, che vi trovava protezione e sostegno in una rete di complicità diffuse nel territorio.Un elemento che ha contribuito a consolidare la leggenda di Papa Giru è il suo legame con Antonia Zaccaria, giovane donna della zona, con la quale intrattenne una relazione amorosa intensa e contrastata. La donna, oltre ad intrattenere un legame segreto con lui, ebbe rapporti anche con don Giuseppe Motolese, anch’egli prete, e con Giuseppe Maggiulli, nipote dell’arciprete. La situazione, già di per sé scandalosa per l’epoca, degenerò presto in rivalità e gelosie, soprattutto tra i due sacerdoti.

La tensione sfociò tragicamente quando, al termine di una processione, don Giuseppe Motolese fu pugnalato da un uomo incappucciato. Del delitto venne accusato proprio Ciro Annicchiarico, nonostante le prove a suo carico fossero deboli e il Maggiulli fosse resosi irreperibile. Arrestato e condannato a quindici anni di reclusione, don Ciro fu rinchiuso nel carcere di Lecce. Dopo quattro anni riuscì a fuggire approfittando della critica situazione politica e ritornò a Grottaglie cercando di condurre una vita normale finchè il padre del Motolese fece di tutto per farlo catturare di nuovo.Ciro Annichiarico fuggì, si dette alla macchia e, a capo di una banda, commise delitti feroci e cruenti. Da quel momento diventò per tutti il brigante Ciro, poi soprannominato Papa.
La Masseria del Duca, con la sua chiesetta era un posto ideale per dare asilo al brigante, visto che quest’ultimo si nascondeva nei boschi del territorio limitrofo. Così, tra testimonianze orali, cronache frammentarie e successive reinterpretazioni, la figura di Papa Giru rimane sospesa tra storia e leggenda.

LA GROTTA DEL DUCA
Località Monti del Duca – Carta IGM 202 I NE Longitudine 4° 56′ 06” Latitudine 40° 37′ 03” – Quota 290 circa.
Esplorata dal Gruppo speleologico A. Orofino di Castellana Grotte in data imprecisata.

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