Caselle - Li russoli

a Blocco

Archivio n.: 49

La storia dell’asino di Martina Franca è legata al territorio arido e pietroso delle Murge che ha influito sulla selezione di una razza particolarmente resistente e robusta. 

Le sue origini sono poco chiare, si ipotizza che asini già presenti sul territorio si siano incrociati con gli asini catalani introdotti in Italia nel corso della dominazione spagnola, dando origine a una razza unica nel mondo, di grandi dimensioni, con un manto folto e morello e un temperamento docile. È presente nei comuni di Alberobello, Crispiano, Martina Franca Cisternino, Santeramo e Noci.

Nel 1926, il Ministero dell’Agricoltura in collaborazione con il Regio Deposito Stalloni di Foggia, diede inizio in Puglia alla selezione della razza asinina di Martina Franca.

La Masseria Russoli è stata prescelta nel 1981 come sede del Centro di Conservazione del Patrimonio Genetico dell’Asino della razza di Martina Franca, con delibera della Regione Puglia finalizzata a “costruire un parco ecologico per la conservazione degli ultimi esemplari della razza asinina di Martina Franca”.

Proprietà della Regione Puglia, questa antica masseria risalente al 1700 è riconosciuta come Masseria didattica e favorisce attività agricole sociali e inclusive lavorando con associazioni che si occupano di disabilità, onoterapia e promozione turistica del territorio.

Di Angelo Carmelo Bello dal libro “Crispiano: Triglio e dintorni”

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Cappella

La Masseria è appartenuta per secoli alla famiglia Caroli di Martina Franca.
Attualmente è demaniale e gestita dal Corpo Forestale dello Stato che vi ha impiantato il centro per l’allevamento dell’asino martinese.
La Cappella che sorge nel parco pietroso retrostante la costruzione a monoblocco, può essere considerata, nella sua essenzialità, come il prototipo delle cappelle dell’agro crispianese.
La semplice costruzione, infatti, ripropone una “casedda” cuspidata con i ltetto di chianche. Restaurata di recente all’esterno, non è adibita al culto almeno ante 1841: infatti dalla relazione di mons. Blundo, avvenuta in quella data, apprendiamo che da anna non vi si celebrava più e che mancavano il quadro, la predella, l’incerata e le carte gloria. La Visita di mons. Rotondo, avvenuta nel 1858 ci conferma che la cappella, ormai dismessa ed interdetta, veniva usata per scopi profani: perciò venne tolta la pietra sacra.

Depliant Turistico della Masseria
Luca Pastore - l'industria Stalloniera dell'asino di Martina Franca - Umanesimo della Pietra - Riflessioni (pag 82-92)

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