vallenza Mongelli

A corte chiusa - XVIII sec

Archivio n.: 1

Masseria Vallenza Mongelli, costruita nel Settecento nel cuore della campagna di Crispiano e immersa nel territorio delle Cento Masserie, tra la Murgia e la Valle D’Itria, è un gioiello di storia e tranquillità. Circondata da uliveti secolari, vigneti, boschi e macchia mediterranea, la masseria custodisce la memoria rurale e l’atmosfera autentica di un tempo. Al suo interno prende vita Frisino, azienda familiare che da generazioni produce olio e vino, intrecciando tradizione e innovazione. La famiglia Frisino continua a coltivare la terra con cura, trasformando i frutti degli ulivi e delle vigne in prodotti di alta qualità che raccontano il territorio e i suoi profumi.

È una delle sette masserie della Contrada Vallenza.
La chiesetta dedicata alla Madonna dell’Indirizzo era in origine una semplice edicola edificata nel XVII secolo, nei pressi c’è la confluenza di due importantissimi tratturi della transumanza.

Di Giorgio Sonnante
(Approfondimento dalla rivista BiblioMag – Biblioteca Carlo Natale 2023)

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Origine del Nome

L’aggettivo Ballentiano (da cui Vallenza) è documentato nel dicembre del 1122 per designare l’agro tra Taranto e Massafra ai piedi dei Monti.

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Preistoria ed Età antica

I due principali assi viari, l’uno sotto i Monti, l’altro attraverso la gravina del Vuolo, furono percorsi dalla Preistoria all’Ottocento, anche su carro. Oggi sono classificati come strade provinciali, mentre sopravvive un tratto dell’antica strada regia carrozzabile Brindisi-Matera. L’area è pure attraversata dal Tratturello Martinese, dizione che dalla fine dell’Ottocento indica un tracciato dedicato alla transumanza (soprattutto bovina). Nella Preistoria i fattori essenziali per l’insediamento umano furono la ricchezza di corsi d’acqua e di sorgenti, la fertilità del suolo e la funzione di collegamento strategico tra i mari Ionio, Adriatico e Tirreno furono. Lungo le arterie stradali si svilupparono poi fattorie greche e villae romane, dedite a olivicoltura, viticoltura e produzione tessile.

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Età Medievale e moderna

Luoghi arroccati e roccia affiorante facilitarono l’insediamento in case-grotta e il culto nelle cripte, frequentate anche dai viandanti. Dalla fine del Duecento alla metà del Settecento il territorio demaniale e boscoso, feudo del capitolo della cattedrale di Taranto, fu e rimase promiscuo (cioè aperto agli abitanti della Puglia centro-meridionale) per il pascolo di centinaia di capi di ovicaprini e suini. Dalla fine del Quattrocento i possidenti accelerarono l’appropriazione del demanio a partire dai terreni ottenuti in enfiteusi. In particolare, le famiglie martinesi Blasi, Carucci, Cenci, Chirulli, Martucci, Giannini e Mongelli generarono diverse masserie, tutte precedute dal toponimo Vallenza. Erano incluse nella contrada anche le masserie Pace e Cacciagualani e quelle massafresi chiamate Varcaturo, Fanelli e Madonna delle Rose

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Luogo di culto

S’incontra lungo l’antica strada Gioia-Taranto la chiesa della Madonna dell’Indirizzo (già eretta nel 1657). Qui il 30 agosto 1863 avvenne un efferato evento del brigantaggio post-unitario: la banda di Cosimo Mazzeo detto Pizzichicchio uccise padre Nicola Vinci da Montescaglioso poco prima che celebrasse messa. Degne di menzione sono le chiese rupestri di San Possidonio e di Madonna delle Rose.

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